L’Ontopsicologia è stata formalizzata in Italia negli ultimi 40 anni da Antonio Meneghetti.

Sulla base delle scoperte evidenziate e definite negli anni dalla ricerca ontopsicologica nell’ambito degli studi sulla psiche umana, è oggi possibile constatare non solo il raggiungimento di un percorso terapeutico realmente e concretamente efficace sul piano della realizzazione dell’individuo, ma anche l’apertura di un modello alternativo ed integrativo del procedere scientifico che ha possibilità di applicazione nei vari ambiti in cui si esplica l’attività dell’uomo, dalla pedagogia, al diritto, all’impresa.

Per capire come ciò possa essere stato possibile, è necessario, come sempre accade quando si esprime una posizione scientifica innovativa, fare il punto sul percorso storico del fondatore.

Antonio Meneghetti, proveniente da una famiglia di umili origini, nell’immediato dopoguerra viene scelto all’età di 11 anni per essere avviato agli studi ecclesiastici per la sua precoce intelligenza. Fino al 1971, in cui si forma culturalmente ed intellettualmente all’interno della Chiesa Cattolica, raggiunge livelli elevatissimi negli studi filosofici e teologici attestati da un curriculum accademico praticamente unico. Infatti già nel 1962 consegue il prestigioso Diploma di Biblioteconomia presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Successivamente consegue i titoli di Dottorato in Scienze Sociali nel 1967 e Dottorato in Filosofia nel 1969, entrambi presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Nel 1970 consegue il titolo di Dottore in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense e nel 1971 il titolo di Dottore in Filosofia (a indirizzo psicologico) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 

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Negli anni Sessanta Antonio Meneghetti, dall’interno della propria missione pastorale, si rende conto sul campo delle problematiche esistenziali dell’uomo (egli stesso dirà che l’esperienza del confessionale è stata importantissima per i suoi studi successivi) e, da intellettuale, matura la volontà di andare a fondo di queste problematiche, di trovare cioè una risposta concreta, razionale, verificabile sul problema uomo. Qual è stato il punto di partenza?

Dall’inizio del XX secolo sul piano medico erano stati avviati gli studi di psicologia moderna (o scientifica) con il laboratorio di Wundt, le scoperte di Freud, Jung, il Comportamentismo, ma ancora nessuno degli eredi di questi primi ricercatori aveva prodotto risultati tangibili sui grandi interrogativi dell’uomo, quelli sul senso più profondo della propria esistenza, né si era individuato un unitario, specifico oggetto di studio.

Questo riflesso si è manifestato negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento in tanti ambiti della vita sociale e del costume: dalla filosofia in senso stretto (Fromm, Adorno, Marcuse), all’arte (Picasso, Dalì, Modigliani) alla letteratura (Camus, Sartre, Simone de Beauvoir), alla musica, alla moda.

Circoli intellettuali universitari di area marxista e socialista sentivano al fondo l’esigenza di un’ideologia di rinnovamento, che si concretizzerà nel movimento del 1968 e che coinvolgerà molti giovani.

Nel 1954 era stata però pubblicata postuma una raccolta di conferenze tenute da Edmund Husserl a Vienna negli anni 1935-36, la cui riflessione aveva molto colpito e stimolato Antonio Meneghetti: Husserl parlava di un rinnovamento radicale della filosofia, della necessità di fare epoché, cioè di operare una sospensione del nostro giudizio sui fatti reali, inevitabilmente basato e condizionato da convinzioni sociali, familiari, ideologiche per rapportare nuovamente l’uomo alla realtà per come essa è, non per come è vissuta emozionalmente o razionalmente. Le teorie venivano dopo. Tutto ciò perché c’era l’evidenza di un essere umano infelice, inquieto. Tuttavia la crisi delle scienze non era la crisi della loro scientificità: probabilmente era stato sbagliato il percorso, c’era stata una “caduta dell’intenzionalità filosofica”. Husserl non era contrario alla scienza, anzi, individuava nella nascente psicologia la scienza epistemica che avrebbe dovuto rifondare il concetto stesso di scientificità, portandola alla sua autenticità.

 

 

L’inconscio, scoperto da un collega di università e amico di Husserl, Sigmund Freud, rimaneva un punto di partenza fondamentale per la psicologia. Era necessario però andare oltre Freud, Adler e Jung, la cui ricerca era troppo impostata sulla malattia. Il nuovo indirizzodi studi in psicologia, nato con l’intenzione di rispondere alle urgenze sollevate dall’Esistenzialismo, forniva una nuova lettura del rapporto terapeuta-cliente (non più paziente) e credeva che nell’inconscio si nascondessero in realtà le migliori qualità dell’essere umano. L’uomo può trovare quindi la via della sua realizzazione autentica nell’esistenza. Carl Rogers, Abraham Maslow e Rollo May rigettano l’esistenzialismo al negativo di Jean Paul Sartre, che sconfinava nel versante amaro e sconsolato dell’assurdità della vita e di qualunque tentativo di interrogarsi su di essa.

Anche la Chiesa cattolica non rimane indifferente a questa crisi generalizzata (che la investe in pieno, con crisi di vocazioni spirituali) e avvia una grande riflessione in se stessa sul rapporto da intrattenere con il mondo civile: sono gli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II, dal 1962 al 1965. Il Concilio porta con sé un grande stimolo: l’apertura della Chiesa può portare le migliori forze intellettuali ad andare oltre vecchi schemi e cercare un confronto aperto. Insigni teologi come Karl Rahner sono tra i protagonisti.

Antonio Meneghetti opera attivamente in questo senso: egli aveva una formazione nella Chiesa che gli consentiva una visione più ampia sull’anima in senso spirituale rispetto ad altri ricercatori della psiche, che avevano una formazione esclusivamente accademico-medica. Tuttavia, il prof. Antonio Meneghetti aveva avvertito la necessità di integrare il suo pur già grandissimo curriculum con delle esperienze pratiche e studi laici, che aveva affrontato a proprie spese, gestendo il suo tempo tra impegni legati alla sua missione e la determinazione di ampliare la sua visione. Vuole infatti vedere, confrontare le varie scuole di pensiero e le differenti impostazioni della Psicologia e della Psichiatria contemporanee, e come esse rispondono alle problematiche denunciate da Husserl, dagli Esistenzialisti, dagli psichiatri come Karl Jaspers e Ludwig Binswanger che avevano sconfinato nella ricerca filosofica. L’approfondimento terapeutico e filosofico di Viktor Frankl è tra le visioni che più lo affascinano: incontra personalmente a Vienna il fondatore della Logoterapia, lì approfondisce gli aspetti del linguaggio dell’inconscio e della responsabilità individuale del cliente.

Come si può leggere nelle sue prime esposizioni filosofiche, Antonio Meneghetti intuisce che il problema non è connaturato all’uomo, ma è in qualche modo legato all’aspetto della razionalità e a come essa viene applicata. Infatti qualunque posizione ideologica, che sia essa una moda, un pensiero, una visione politica, non può darsi come assoluta, anche se essa lo pretende: è una riflessione razionale che però non è rispondente pienamente al reale. È evidente cioè che si può scegliere una posizione, ma si tratta sempre di una scelta arbitraria, non sempre coincidente con la realtà naturale delle cose. L’uomo soffre perché va fuori da se stesso, si veste di un abito mentale troppo condizionante dall’esterno che gli impone degli assoluti limitati e limitanti. Tuttavia non se ne rende conto e, a livello cosciente, non sa dov’è la causa del suo malessere. In particolare, la comprensione delle teorie matematiche di Kurt Gödel sulla incompletezza dei sistemi formali ed il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg in fisica offrono al prof. Meneghetti vantaggi intellettivi: la matematica è un sistema ben articolato di opinioni razionali ed il reale che ci circonda non può essere misurato con precisione assoluta. La razionalità mostra quindi i suoi limiti. Meneghetti non si accontenta di procedere nella ricerca misurando la realtà attraverso dei modelli. Vuole il risultato concreto, crudo, empirico.

 

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Conclusi i lavori del Concilio, Antonio Meneghetti completa i suoi studi ed è professore invitato in una struttura riformata proprio in occasione dei lavori conciliari: la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino a Roma.

Lì insegna tra il 1970 ed il 1973 Psicologia, Psicoterapia e Ontopsicologia, e nel 1972 riceve un Attestato di Merito per l’insegnamento da parte della stessa Università. Un suo studente gli fa notare che ciò che sta insegnando è già oltre Rogers, Meneghetti sta già formulando una riflessione originale.

Se l’uomo è capace di realizzazione, dovrà essere possibile individuare la causa della patologia. Sul piano clinico, la schizofrenia, patologia dai contorni indistinti, non chiari (tuttora, se si indaga al di fuori delle posizioni dell’Ontopsicologia), lo attrae.

Agli inizi degli anni Settanta, il prof. Meneghetti decide di avere una totale autonomia da istituzioni ed accademie per poter portare avanti il proprio lavoro in completa indipendenza. Ancora una volta si investe totalmente ed a proprie spese nella ricerca.

Fonda il primo Centro di Terapia Ontopsicologica a Roma, in cui accoglie persone con malattie mentali spesso molto gravi che non trovavano assistenza presso le strutture pubbliche. Sperimenta con successo la guarigione. Perfeziona lo strumento terapeutico del Residence.

Negli anni dal 1973 al 1978 espone in una serie di convegni autofinanziati le sue scoperte, frutto di sedute terapeutiche dell’ordine delle 10-12 ore giornaliere.

La scoperta più importante, l’In Sé ontico, permette di distinguere il punto sorgente dell’attività psichica prima che si verifichino gli effetti ed insieme il criterio di valore, di funzionalità per il singolo individuo. In quanto principio interiore e strettamente individuale, non è legato all’ambiente esterno, ma lo pone in relativismo e persegue il proprio utile strumentalizzandolo. È il criterio che la scuola rogersiana non era riuscita ad individuare e che tanto auspicava.

Con questa scoperta risolve le aperture di campo di Gödel, di Heisenberg e risponde ad Husserl: “La realtà procede per progetti formali aperti. Colto il progetto e le proprie interazioni, si può misurare, controllare e prevedere il risultato”.

Oltre a questo, l’insieme delle tre scoperte (Campo semantico, In Sé ontico e Monitor di deflessione) consente non di rovesciare o di eliminare la scienza, la ricerca, ecc.. ma di dar loro un fondamento ancora più solido, reale, tangibile: l’evidenza, unica realtà che non ha bisogno di ulteriori dimostrazioni. Per fare scienza autentica, a reale misura dell’uomo nel concreto della sua esistenza, servono ricercatori, scienziati, studiosi autentici. Antonio Meneghetti si rende conto che quello che aveva scoperto e visto confermato dai risultati era la base fondata sui fatti sulla quale era poi possibile costruire la scienza, quella base di dati indubitabili che Husserl cercava.

Nel 1978 fonda l’A.I.O., una ONG che otterrà alla fine degli anni Novanta lo status consultativo speciale presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite. Lo scopo dell’Associazione Internazionale di Ontopsicologia è la divulgazione culturale della scienza ontopsicologica che, sulla base delle tre scoperte, fornisce il fondamento epistemico alla conoscenza. Lo studio e l’evoluzione della propria esistenza è restituita al singolo individuo attraverso il metodo ontopsicologico. L’Ontopsicologia non procede per modelli ma per riscontro effettivo, misurabile, di realtà. Il metodo, se applicato, porta a risultato certo.

Antonio Meneghetti ha sperimentato su se stesso la veridicità delle proprie scoperte. Ha portato avanti, oltre alla psicoterapia, l’insegnamento, la divulgazione culturale ed un proprio percorso imprenditoriale nel campo artistico, della moda e della musica, infatti è anche un eccellente pianista. Per tutte queste attività ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Nel 1986 viene nominato membro del senato accademico dall’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma. Per tre volte è stato insignito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana del Premio Cultura (1980,1987,1989), sia a titolo personale che come Presidente dell’Associazione Internazionale di Ontopsicologia, per gli anni 1980, 1987 e 1989. Nel 1994 l’Accademia Internazionale di Informatizzazione lo elegge come proprio membro e, a seguire, nel 1997 riconosce anche all’AIO lo status di Membro Collettivo. In quello stesso anno lo nomina Vice Presidente dell’Accademia stessa e un anno dopo gli rilascia i titoli di Grand Doctor of Philosophy e Doctor Philosophy of Medical. Nel 1997 anche l’Accademia Internazionale della Cultura di Brasilia lo nomina membro. Nel 1998 la Commissione Suprema Interaccademica di valutazione della Federazione Russa gli conferisce il grado scientifico di Doktor Nauk in Scienze Psicologiche ed è il 1999 quando è insignito dall’Unione Internazionale Interaccademica della Federazione Russa dell’onorificenza della Stella di Vernadskii.

Nelle proprie attività culturali e pratiche, la scuola ontopsicologica ha sempre avuto un particolare riguardo e attenzione per i giovani che, nelle generazioni successive ai ragazzi del ’68, hanno vissuto e vivono in un rapporto difficile e disilluso con il contesto che li circonda.

L’uomo è capace di raggiungere e mantenere la propria autenticità storica attraverso uno stile di vita consono alla sua vera natura. Egli, anche se un giovane, può essere leader della propria esistenza per sé ed in relazione agli altri.

L’Ontopsicologia è stata sperimentata in tutto il mondo ed ha confermato i propri risultati su psicologie diverse per cultura e tradizioni, a conferma della comune natura interiore dell’essere umano.

Dalla ricerca e riuscita scientifica, con sperimentazione e risultati confermati, Antonio Meneghetti individua ed isola il processo e fenomenologia dell’intuizione, l’informazione chiave di accesso alla soluzione nei vari campi applicati, in particolare nel settore dell’economia e della competenza impresariale.

 

Titoli accademici e onorifici

Titoli accademici

Dottorato in Scienze Sociali – Pontificia Università San Tommaso d’Aquino

Dottorato in Filosofia – Pontificia Università San Tommaso d’Aquino

Dottorato in Sacra Teologia – Pontificia Università Lateranense

Laurea in Filosofia – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Doktor Nauk in Scienze Psicologiche – Commissione Suprema Interaccademica della Federazione Russa

Diploma di Biblioteconomia – Biblioteca Apostolica Vaticana

Certificato di insegnamento – Pontificia Università San Tommaso d’Aquino

Attestato di Merito per l’insegnamento – Pontificia Università San Tommaso d’Aquino

 

Titoli onorifici, premi e riconoscimenti internazionali

Accademia Internazionale d’Arte Moderna

Premio Cultura (1980, 19871989)

Accademia Internazionale di Informatizzazione (Premio al Prof. Antonio Meneghetti come Membro, Premio all’AIO come Membro Collettivo)

Titolo di Vice-Presidente dell’Accademia – Accademia Internazionale di Informatizzazione

Grand Doctor of Philosophy – Accademia Internazionale di Informatizzazione

Doctor Philosophy of Medical – Accademia Internazionale di Informatizzazione

Titolo di Membro– Academia Internacional de Cultura di Brasilia

Onorificenza della Stella di Vernadskii – Unione Internazionale Interaccademica